La Kangaroo Mother Care, espressione tradotta in italiano con la parola marsupioterapia, è nata in Colombia nel 1978 e di lì si è diffusa prima negli ospedali “poveri”, dove il numero di incubatrici non è sufficiente a coprire la richiesta, successivamente anche in quelli più ricchi.

Il piccolo prematuro viene messo a stretto contatto di pelle con la mamma, che stringe il suo bambino in una specie di marsupio. I risultati di questa cura sono equivalenti se non addirittura più soddisfacenti rispetto a quelli ottenuti con la tradizionale incubatrice, tanto che in alcuni dei nostri ospedali oggi la marsupioterapia affianca, senza sostituire, la permanenza in incubatrice.

I  neonati che godono della vicinanza e del calore materno raggiungono prima degli altri un respiro e un’ossigenazione regolare, sono più tranquilli, piangono meno; le mamme sono più serene, sentono di poter contribuire al benessere del loro bambino e stabiliscono più facilmente l’attaccamento con lui.

I presupposti della terapia sono il contatto pelle a pelle della mamma con il bambino, l’allattamento esclusivo al seno (se possibile) e il sostegno della diade mamma-neonato, il che significa fornire supporto psicologico, emozionale e anche fisico, medico, senza che questo comporti una separazione della mamma dal suo piccolo, come se la gravidanza si protraesse ancora fino al termine naturale.

La Leche League Italia ha tradotto in italiano e messo in vendita un interessante dvd che spiega di che cosa si tratta.

Esiste inoltre un’associazione negli Stati Uniti che si propone di sostenere la marsupioterapia anche per i neonati sani, nati a termine. Voi cosa ne pensate?

Oggi ancora in molti ospedali, in Italia e all’estero, non esiste il rooming-in, che consente alla mamma di tenere il neonato sempre con sè durante i giorni di ricovero del post partum, sebbene la certificazione OMS/Unicef di “Ospedale amico dei bambini” lo ritenga necessario.

Ancora frequente è la prassi di separare il neonato dalla mamma immediatamente dopo il parto, per offrire a entrambi individualmente le cure ritenute necessarie. Il neonato viene poi tenuto al nido, e solo in determinati orari lasciato alla mamma. L’ospedale amico dei bambini invece dovrebbe fare l’opposto, e cioè lasciare il piccolo sempre con la mamma, e offrire il servizio di nido solo se la mamma lo richiede.

Io ritengo che il rooming-in, presupposto indispensabile per favorire l’attaccamento mamma-bambino e per praticare da subito la marsupioterapia, se si desidera, debba essere consentito in ogni ospedale, ma purtroppo le strutture, o più spesso le convinzioni e le abitudini di puericultura consolidate nell’ultimo secolo rappresentano ancora un grande ostacolo.