Le notizie recenti della maternità da single di Rachida Dati e della doppia paternità, sempre da single, di Ricky Martin, mi hanno fatto riflettere su un fenomeno che è sicuramente in grande espansione: quello della famiglia monoparentale.

Si tratta di un fenomeno che è sempre esistito, basta pensare a quante donne, in tempo di guerra, hanno dovuto crescere i loro figli da sole. Oggi però non abbiamo solo casi di vedovanza temporanea o permanente. Abbiamo donne che scelgono di avere un figlio senza rivelare l’identità paterna e quindi coinvolgere il padre nel compito educativo, abbiamo uomini che affittano uteri per avere figli che probabilmente non conosceranno mai la madre che li ha messi al mondo, abbiamo infine sempre più casi di separazioni e divorzi, con bambini che di fatto vengono cresciuti solo da uno dei due genitori, in genere la madre.

La differenza fondamentale rispetto al passato è data dal fatto che è più labile oggi quella rete di sostegno che un tempo si metteva in moto per aiutare madri e padri rimasti soli, una rete di nonni, zii, vicini di casa e amici. Il rischio maggiore, secondo me, è che al genitore solo venga a mancare la possibilità di un confronto sulle scelte importanti, insieme alla sensazione di essere sostenuto nel difficilissimo compito di crescere un figlio.

Anche il figlio stesso, sempre più spesso unico, può sentire la mancanza di confronto con un fratello, una sorella, un cugino, e del loro sostegno, oltre all’assenza di un rapporto dialettico con entrambi i genitori.

Un’indagine della Società Italiana di Pediatria ha messo in relazione una serie di comportamenti a rischio tra gli adolescenti – quali fumare sigarette o cannabis, bere vino, birra o liquori, ubriacarsi, desiderare di essere più magro e seguire diete fai da te – con il fatto di vivere con uno o entrambi i genitori. Nel primo caso la percentuale di comportamenti a rischio è notevolmente più alta.

Con questo non voglio dare un giudizio morale, mi preme solo segnalare che effettivamente le difficoltà che questi ragazzi incontrano crescendo sono spesso maggiori, ed è fondamentale che si trovi un supporto, se non interno alla famiglia, per lo meno esterno.

In una società come la nostra, sempre più frammentata, dove i modelli di riferimento per i nostri figli sono sempre più spesso unici, e si può solo sperare che siano validi, confidiamo che rimangano almeno i due maestri alla scuola primaria, in maniera tale che ciascuno sopperisca alle inevitabili carenze dell’altro (siamo tutti esseri umani), lo sostenga, gli serva per confrontarsi sul percorso educativo dei bambini.

Voi cosa ne dite?