“La gravidanza non è una malattia”: lo sentiamo dire spesso, ciononostante i disagi fisiologici ed il monitoraggio medico non aiutano ad uscire da questo stereotipo. Sono poche le gravidanze che necessitano realmente di di un percorso di cure mediche, e nel nostro paese c’è la tendenza ad abusare di esami clinici e di sottovalutare il sostegno psicologico.

Il necessario inserimento della gestante in programmi di monitoraggio medico della gravidanza fa sì che erroneamente -ma frequentemente- la donna sia considerata una paziente piuttosto che una utente di un servizio volto a migliorare il percorso fisiologico che porta alla nascita del bambino.

In italia sono quasi del tutto assenti i percorsi che si occupano del benessere della donna da un punto di vista psicologico: i percorsi di psico-profilassi puntano ancora fortemente all’informazione medica e ostetrica, che, se pur utilissima, raramente danno alla gravidanza ed al parto una connotazione fisiologica e naturale.

Diventa necessario, tuttavia, puntare al potenziamento delle risorse individuali, rendendo la donna protagonista e parte attiva del cambiamento. Questo è l’unico percorso che offre una previsione positiva del parto e del periodo che ne consegue.

Gli obiettivi del controllo alla gravidanza dovrebbero essere:

– il controllo della salute materna

– il parto di un bambino sano

– il sostegno psico-sociale alla famiglia

Il monitoraggio della gravidanza si effettua attraverso esami di protocollo: oltre alle ecografie, è importante lo stile di vita della donna, la sua alimentazione, il controllo di eventuali patologie pregresse.

Il sostegno psicologico, al contrario, non è inserito alla voce “mantenimento della salute materna”.

Nonostante il concettomens sana in corpore sano”   sia antico ed universalmente noto, siamo ancora troppo vincolati all’idea che un intervento psicologico sia necessario solo in presenza di un disagio, quando cioè è più difficile intervenire. E’ del tutto assente l’idea di prevenzione e di sostegno al cambiamento.

Confidando forse nella buona sorte , ci si affida all’idea che ciascuno possa trovare nel proprio ambiente di vita il sostegno necessario ad affrontare questo periodo di importanti cambiamenti, senza tener conto che oggi viviamo in un contesto storico e sociale ben lontano dal garantire a tutti esiti positivi.

Per qualcuno ciò effettivamente accade. Altri non trovano quegli spazi di condivisione e di parola che sono fondamentali all’elaborazione dell’esperienza.

Numerosi studi hanno invece dimostrato quanto un coinvolgimento attivo dei partner in percorsi che affrontano temi sulla percezione, sui vissuti in gravidanza, sulle aspettative, siano in grado di prevenire il disagio sia al momento del parto che del puerperio.

foto: sanatrix.it