Come coniugare le reciproche esigenze in un rapporto di coppia, specialmente in caso di conflitto o divergenze? Cominciare dal modo in cui si comunica può essere un punto di partenza.

Nel precedente articolo abbiamo discusso di come la divergenza di vedute in una coppia è un appuntamento sicuro con cui tutti prima o poi facciamo i conti. Essa, tuttavia, non è un limite, ma un’opportunità di crescere e progredire nel rapporto.

La parte più difficile della vita di coppia è infatti coniugare le nostre differenze e riuscire a farle convivere senza sentirsene minacciati. Ciascuno di noi è unico, e quando si parla di partners in termini di “tessere di un puzzle“, non c’è metafora più azzeccata: due tessere non sono mai uguali, ma si incastrano l’una con l’altra per creare una nuova figura.

A nessuno piace sentirsi giudicato o colpevolizzato. Nel momento in cui arrivano le situazioni conflittuali (e vi spiegherò più avanti come ritengo che il conflitto sia il motore della vita) è probabile che i partner le gestiscano come eventi negativi, esprimendo disapprovazione reciproca.

Agire offendendo l’altro (non solo nei rapporti di coppia ma in ogni relazione a due) obbliga il nostro interlocutore a difendersi, il che porta al risultato del “ritiro” da noi, dalla relazione.
Ovviamente nessuna di queste due reazioni aiuterà il rapporto a progredire, non portando cambiamentocomprensione.

C’è una grande differenza, ormai conosciuta, tra sostenere il nostro punto di vista e cercare di convincere l’altro che quello è l’unico punto di vista giusto.

Spesso viene sottolineata l’importanza di parlare in prima persona durante un conflitto, e ciò sembra facile, ma è una regola che spesso scade nell’accusaProviamo a vedere perché.

Cominciamo da un esempio molto semplice: due partner litigano, ed uno dei due dice all’altro “Tu hai detto, tu hai fatto” e, peggio ancora “Tu sei sempre…”.
Queste frasi suonano come provocazioni o accuse, e accendono il fuoco del litigio. 

La prima regola della comunicazione dice di assumersi sempre la responsabilità di ciò che si dice: non è una percezione interna, ma un atteggiamento concreto che si traduce in frasi del tipo “quando tu fai questo IO mi sento, penso, voglio, chiedo, provo” e così via. Questi i verbi che raccontano qualcosa di noi.

Ricordate: non discutiamo mai per accusare o etichettare l’altro, ma solo per raccontare a lui/lei come ci sentiamo in quella situazione.

La domanda importante da porsi è “in che modo posso imparare da quello che è successo?” Questo significa percepire ogni divergenza come un’opportunità, ma se non la vediamo in questa luce sarà davvero difficile porsi nell’atteggiamento utile e costuttivo per la relazione di coppia.

Questo presuppone che ciascuno di noi sia disponibile a trovare una base comune, e che quello sia il punto di partenza della comunicazione: ascoltare con attenzione e mente aperta.

Molte coppie pensano che il loro problema sia non parlare abbastanza, ma spesso quel che avviene è esattamente il contrario: non si ascoltano.

Comunicare non è parlare o esporre la propria opinione, ma uno scambio: ecco perché è importante che il primo passo sia sempre la predisposizione all’ascolto, perché solo così si ricavano informazioni utili per far progredire la relazione.

Ciascuna di queste “tecniche” richiede molto tempo e parecchio esercizio. Sono necessari impegno ed energia per riuscire a padroneggiare anche questi due semplici suggerimenti. Molte persone sono convinte di saperlo già fare, eppure ne sono molto lontani, sia nei contenuti che negli atteggiamenti non verbali (che fanno altrettanto parte della comunicazione).

Parleremo ancora di questo argomento nel prossimo articolo.

Marcella Agnone – Psicologa Psicoterapeuta

foto: lucianadal.blogspot.it