Sono passati nove mesi: vi siete preparate, ci avete provato, forse semplicemente non ci avete pensato. Il tempo vi è sembrato a volte infinito, a volte troppo veloce. Tra la voglia di incontrare il vostro bambino ed il desiderio di rimandare questo momento, ci siete.

La prima caratteristica del parto è la sua ineluttabilità: deve avvenire. Potete prepararvi immaginandolo come un momento idilliaco o catastrofico, ma non potete evitarlo.
Questo pensiero basta a creare in molte donne paure e preoccupazioni, per altre invece è un pensiero che dona forza.

 

La maggior parte delle donne affronta più di un momento, durante la gravidanza, in cui teme il parto. Avviene di più durante l’ultimo trimestre, ed in molti casi è naturale e fisiologico temere qualcosa che non si conosce (o che, al contrario, si è già sperimentato) e che rappresenta, comunque, un rischio.

 

Far venire al mondo un bambino è rischioso: è in gioco la vita, la salute, l’integrità, le abitudini future, ed altro ancora. Questo fa da sfondo a tutte le esperienze intorno alla nascita. Ma ovviamente non è solo questo: il rischio ha in sé anche tante opportunità, e senza attraversarlo è impossibile affrontare il futuro.

 

Si parla spesso di preparazione al parto, e sono effettivamente tante le strategie che possono essere d’aiuto alla donna che deve affrontare questo evento importante.

 

Il parto è come un viaggio: che inizia con una fine, quella della gravidanza, dell’unione unica e speciale di mamma e bambino, e che fa cominciare un processo che, con varie tappe, durerà a lungo nel tempo: la separazione.

 

Nascere è separarsi: è lasciare la sicurezza del grembo materno per affrontare la Vita. Anche la mamma si separa. Lascia le certezze di un processo fisiologico che “va avanti da solo” (la gravidanza), per diventare agente attivo del cambiamento.

 

Sicuramente, i racconti delle donne ne sono testimoni, il parto è un momento fondamentale per la donna, e difficilmente si dimentica, non tanto per gli aspetti fisici (dolore, interventi medici o altro) quanto soprattutto per quelli psicologici.

 

Se ci fate caso, anche senza alcuna interpretazione, i racconti del parto sono densi di metafore e significati simbolici. E’ del tutto naturale: per portare fuori, bisogna essere capaci di attraversare ciò che è dentro di sé.

 

La gioia della nascita passa attraverso la paura del dolore, la paura di morire (ed alcune parti della propria personalità, effettivamente, muoiono), la paura per l’incolumità del figlio, ed altro ancora.

 

Le prime contrazioni, quelle di preparazione, arrivano prima, intorno al settimo mese, a ricordarci ciò che dovrà avvenire, a prepararci.
Preparano il corpo quanto la mente.

 

Se il primo trimestre è quello di adattamento, già nel secondo si prepara l’ambiente (fisico e relazionale) che accoglierà il bambino. Il terzo trimestre di gravidanza sarà quello necessario ad elaborare la rottura del rapporto “speciale” tra mamma e bambino, periodo in cui ansie e preoccupazione per il futuro sono del tutto sane e normali.

 

Per affrontare al meglio questo importante distacco, importante perché senza non potrebbe iniziare la vita, diventa necessario prepararsi, e pensare che il parto è una collaborazione tra madre e bambino. Il dolore, tanto temuto, crea una condizione “critica” che può essere superata positivamente grazie alla possibilità della donna di aver fiducia nelle proprie capacità e nelle persone che si prenderanno cura di lei durante il parto.

 

Questo equilibrio creerà i presupposti perché il parto sia un’esperienza positiva di crescita che darà alla donna consapevolezza e sicurezza.

 

dott.ssa Marcella Agnone – Psicologa Psicoterapeuta

 

foto: Anne Geddes