Uno dei temi che riguarda le coppie nella fase decisionale sulla genitorialita’ e’ la paura di diventare genitori.
Puo’ essere un pensiero espresso o latente, puo’ precedere o seguire la scelta, ma “voglio un figlio ma ho paura” e’ un pensiero molto comune.

Esiste una forma di paura assolutamente sana, adattava, e funzionale allo sviluppo. Anzi, potremmo dire, non esiste decisione che non sia accompagnata da quel pizzico di istintiva paura che si accompagna al coraggio di portare a termine una scelta.

La paura e’ stata evolutivamente determinante per garantire la sopravvivenza della specie, ma la linea di confine tra una paura adattiva ed il suo contrario e’ molto sottile.

La paura e’ disadattiva quando essa, o le emozioni e le azioni ad essa correlate, diventano figura in primo piano nella nostra vita quotidiana.
Quando perdiamo la spontaneità’ di adattarci positivamente a ciò’ che ci circonda, e’ segno che ci siamo allontanati dall’equilibrio tra timore e fiducia verso la vita e verso noi stessi.

La paura può’ esprimersi palesemente, o essere mascherata da azioni e sensazioni reattive nei suoi confronti. Posso essere consapevole di temere qualcosa, una scelta, una decisione, o, al contrario, tenermene lontano adducendo motivazioni secondarie che in realtà’ sottendono il mio desiderio-bisogno di allontanarmi da quel tema.

La perdita della consapevolezza riguardo a certi temi può essere coadiuvata da un adeguato percorso di accompagnamento, come ad esempio un sostegno psicologico o una terapia.

Ci sono varie sfumature che riguardano la paura di diventare genitori.
Possiamo riassumerle in alcuni grandi temi, che per ciascuno si declinano più dettagliatamente.

1) Voglio un figlio ma non mi sento all’altezza
2) Voglio un figlio ma non voglio responsabilità
3) Voglio un figlio ma non voglio perdere la mia libertà
4) Voglio un figlio ma ho paura che si ammali, o nasca malato

Non sentirsi all’altezza di diventare genitori può riguardare persone che tendenzialmente non si sentono adeguati nella loro vita di relazione, o, al contrario, riguardare specificamente questa acquisizione di ruolo.

Il sentimento di inferiorità fa si’ che la propria visione del mondo sia negativa e limita il grado di apertura e di azione.
Il timore di fallire e’ più forte del desiderio di provare.
E questo fa perdere la possibilità di fare esperienza e di arricchirsi di nuove conoscenze, su se stessi e sul mondo che ci circonda.

Riguardo al tema della genitorialita’, ciò’ significa che diventare genitori e’ un’esperienza che non si può’ conoscere pienamente o fino in fondo se non si sperimenta sulla propria pelle.
E’ un’esperienza che include molte sfumature, momenti felici e di difficoltà’, talvolta appagante talvolta frustrante, ma questi opposti sono racchiusi nello spettro dell’esperienza umana, e rappresentano in ogni caso una possibilità’ di crescita personale.

Diventare genitori, come molti sanno, e’ un compito privo di certezze: e’ necessario affrontare cambiamenti rapidi ed importanti, e richiede un elevato grado di adattamento e di flessibilita’.

I propri modelli genitoriali giocano un ruolo determinante in questa fase: se non sono del tutto positivi, e se mancano delle figure a cui riferirsi, e’ più difficile immaginare di poter costruire un proprio modo di essere genitore che sia positivo ed efficace.

Nello stesso modo, dei genitori troppo perfetti, irraggiungibili, sono difficili da eguagliare: la sensazione di non poter mai raggiungere livelli di competenza adeguati avrà il sopravvento, e bloccherà il desiderio di mettersi alla prova e di fare l’esperienza.

Dalla nostra esperienza con i nostri genitori, e con altre figure adulte sperimentate nella nostra infanzia come modelli genitoriali, dipende una grande parte del nostro vissuto riguardo alla nostra genitorialita’.

Il passaggio alla maturità e allo status di persona adulta richiede la capacita’ di guardare la coppia genitoriale da un altro punto di vista, più paritario, forse più benevolo, e di superare ciò’ che i nostri genitori rappresentano: non in termini qualitativi (fare meglio di loro) ma evolutivi, di cammino personale, di individuazione, di riconoscimento della propria unicità, anche nell’essere genitori. Ciascuno a modo proprio.

Parleremo degli altri aspetti nei prossimi articoli.

dott.ssa Marcella Agnone – Psicologa Psicoterapeuta

foto:poggiodiloro.wordpress.com