Il dolore è un’esperienza soggettiva e fisiologica, che riguarda una funzione comunicativa molto importante che è quella di segnale che il nostro corpo ci dà, per avvisarci di qualcosa. Questa definizione, ormai nota, non viene spesso compresa nella sua valenza positiva.

Esistono due tipi di dolore: quello transitorio e quello che dura nel tempo.
Il dolore transitorio è quello più strettamente legato al suo valore di “avviso”, di campanello d’allarme, con un valore protettivo.
Il dolore destinato a durare nel tempo, invece, è associato ad una patologia, ed ha quindi caratteristiche ben diverse anche dal punto di vista psicologico.

Il dolore del travaglio può essere descritto come un dolore transitorio, sebbene possa durare ache parecchie ore: la sua funzione è estremamente comunicativa, nel senso che il suo unico scopo è quello di segnalarci l’andamento di un processo in corso.

Grazie ai progressi della medicina oggi sappiamo molto sulla fisiologia del parto, e siamo in condizioni di affidarci alle cure mediche per non temere gravi ripercussioni sulla nostra vita e sull’incolumità del bambino.

Ciononostante, il dolore è, ovviamente, un’esperienza spiacevole, ed è del tutto naturale desiderare di evitarla e di alleviarla.

In quanto tale, il dolore crea un vissuto di ansia: la sua spiacevolezza, la preoccupazione per le sue conseguenze, il desiderio di interromperlo, sono tutti pensieri che si associano all’esperienza del travaglio.

E’ indubbiamente difficile trovare un senso al dolore proprio nel momento in cui lo si prova: ben diverso è parlarne tra queste righe, in modo molto teorico. Tuttavia, l’esperienza del dolore è condivisibile proprio perché è un’esperienza universale, se pur totalizzante quando è in fase acuta. E proprio attraverso il concetto di “condivisibilità” del dolore proveremo a costruire un percorso che ci permetta di trovare il modo di “attraversarlo”.

L’aspetto più importante del dolore è che, al di là del suo aspetto corporeo, è un’esperienza psichica, legata alla rappresentazione che ciascuno di noi ha del dolore. Quello che pensiamo, come ci poniamo nei confronti di quel che sta accadendo mentre proviamo dolore, sono elementi in grado di cambiare considerevolmente l’esperienza in senso negativo o positivo. In pratica, il modo in cui ci rappresentiamo noi stessi mentre soffriamo è in grado di influire sulla percezione del dolore e anche sull’esito della sua scomparsa.

Per rimanere legati al linguaggio corporeo (di cui spesso oggi siamo analfabeti), la consapevolezza che abbiamo del nostro corpo, delle sue potenzialità, delle sue risorse ma anche dei suoi limiti, è fondamentale nel superamento di un momento di dolore.

E dal momento che “noi siamo il nostro corpo”, la fiducia in quel che possiamo fare, ma anche l’accettazione del limite che non possiamo travalicare, ci dà una visione abbastanza chiara e positiva di noi stessi.

Come tutto questo si lega al travaglio lo vedremo nel prossimo articolo.

foto: mammenellarete.it