Parliamo oggi dell’ ultimo trimestre di gravidanza e dei vissuti che lo caratterizzano. Si avvicina il parto, momento fondamentale non soltanto per la sua rilevanza fisica, ma anche per i risvolti psicologici che avrà per la donna, e per la sua relazione col bambino.

Durante il terzo trimestre di gravidanza è comune la sensazione di paura del parto. Diversa per ogni persona, più o meno intensa, ha varie sfumature, dall’ansia altalenante, alla preoccupazione, al pensiero costante verso questo evento temuto e desiderato.

 

La fatica fisica e la voglia di conoscere il proprio bambino portano spesso a desiderare il termine della gravidanza, ma nello stesso tempo si teme la rottura di un legame così intenso ed unico, che mai più si ripeterà nella vita con il proprio figlio.

 

Oltre ai timori per la propria incolumità fisica (paura del dolore, dei punti, dell’intervento medico) ci sono molte preoccupazioni per il bambino: dal timore che possa soffrire alla paura di morte.

 

Spesso il senso di vuoto che accompagna il post-parto si associa al pensiero simbolico di contenitore-contenuto, utero-bambino, e al senso di pienezza e di potenza dato dalla gravidanza.

 

Questa sensazione di separazione è tuttavia necessaria allo sviluppo dell’identità del bambino, che sin dalla vita intrauterina presenta della caratteristiche di autonomia, con una discreta capacità di manifestare le proprie energie fisiche in modo indipendente dalla madre.

 

La gravidanza rappresenta un percorso in cui corpo e mente sono particolarmente vicini, integrati, e si influenzano fortemente. Tutto ciò che la donna ha vissuto dentro il suo corpo fino a quel momento ha anche nutrito la sua mente e quella del bambino.

 

Il parto è il culmine di questo processo in cui si sperimenta la propria capacità di dare la vita, di saper lasciare andare dopo aver efficacemente contenuto. A questa capacità, tuttavia, si associa la sofferenza ed il dolore.

 

L’iniziale impotenza sperimentata nella fase di travaglio (che andrebbe sostenuta puntando invece sulle risorse della partoriente), cambia proprio nella fase espulsiva, in cui con le spinte diventa necessaria una partecipazione attiva della donna.

Il vissuto successivo, che culmina con la gioia dell’incontro col bimbo, si connota anche della stanchezza e del senso di vuoto.

 

Normalmente ogni donna reagisce positivamente alla gravidanza e al parto, e riesce ad instaurare una buona relazione affettiva col bambino. Non è da escludere, tuttavia, che anche nella più desiderata delle gravidanze siano inclusi aspetti ambivalenti che nascondono una fonte di disagio o di sofferenza per la donna.

 

Tra accettazione e rifiuto, durante l’ultimo trimestre nascono pensieri e preoccupazioni relative al futuro, alla mutata organizzazione quotidiana, alle nuove responsabilità.

 

La comprensione di queste dinamiche è fondamentale non solo per la neo-mamma, ma anche per il partner e per la famiglia allargata: la consapevolezza della complessità di questo processo è fondamentale infatti per i suoi esiti.

 

E’ per questo che in caso di necessità è sempre opportuno rivolgersi ad un professionista competente che sappia guidare la persona o la coppia verso una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie risorse, e che sappia dare a problemi ed ansie la giusta connotazione.

 

E’ questo il periodo a cui maggiormente si dedicato i servizi di psicoprofilassi al parto: è infatti sempre opportuno condividere i propri vissuti, sia per la donna che per il partner, tra di loro, ma anche con persone che possano sostenere o semplicemente condividere questo periodo di grandi trasformazioni.

 

La cosa fondamentale è che la neomamma (e la coppia) non sia lasciata sola ad affrontare il cambiamento connesso con il suo ruolo. Sensibilità ed empatia renderanno infatti le difficoltà più superabili ed i timori meno preoccupanti.

 

 

foto: bebeblog.it