Abbiamo visto che un uomo può essere un padre assente affettivamente ed autoritario, ma ci sono altri modi in cui l’assenza paterna può manifestarsi, oltretutto, senza dare tanto nell’occhio.

Il padre autoritario crede di essere un padre presente e invece molto spesso fallisce miseramente la sua missione. Ci sono però altre assenze paterne che risultano meno vistose perchè presenti in figure paterne politicamente corrette ma ugualmente capaci di incidere negativamente sull’educazione e sulla formazione dei figli.
Prendiamo l’esempio dell’uomo il cui comportamento è esattamente l’opposto di quello del padre autoritario: ci sono uomini che non trovando una soluzione valida od efficace per far valere la propria autorità, riducono il proprio comportamento alla sfera affettiva, rinunciando completamente ad ogni compito educativo, scivolando nel lassismo più deleterio. Questo genere di padri rientrano nella definizione, comunemente utilizzata – e figlia, dico io, di un luogo comune – di “padri materni” e sono l’emblema della frequente difficoltà che l’uomo incontra, ma forse è meglio dire la coppia di genitori incontra, a ridisegnare la figura paterna.

Il padre materno è un uomo confuso, senza identità né ruolo che, non sapendo come fare il padre, si riduce a copiare e ripetere gli atteggiamenti tipici di una madre di un tempo realizzando il cosiddetto “paternage” in poche parole, facendo il “mammo”.
Intendiamoci, è evidente e positivo che i papà di oggi abbiano sviluppato nuove capacità affettive però capita spesso che a questa evoluzione corrisponda una speculare carenza di capacità a svolgere compiti normativi tipici del padre di un tempo  e purtroppo va registrato che i figli di questi padri è facile che vivano una pericolosa sensazione di mancanza di regole (anomia) che può sfociare in un vero e proprio senso di abbandono.

Dentro di loro è possibile che si crei uno spazio, un vuoto di regole, norme, confronti, scontri, pericolosamente vasto, facile preda di tutti gli altri attori sociali che concorrono – al giorno d’oggi – alla formazione di un ragazzo: TV, Scuola, Amicizie, Sport, Musica. I figli di un padre eccessivamente permissivo è facile che escogitino strategie di compensazione che li portano a perseguire modelli di autoformazione – quindi senza un contraddittorio o una guida qualificati – ed è possibile che le loro scelte cadano su modelli autoritari, aggressivi o addirittura devianti, ritenuti finalmente chiari, decisi e caratterizzanti come il loro padre non è stato.
Questo padre, anzi questo mammo, nel momento stesso in cui raccoglie il plauso di chi vede in questo nuovo atteggiamento affettivo un positivo ingresso del padre nel mondo delle emozioni dei figli, viene giustamente accusato di consumare la morte del padre e di negare ai propri figli l’opportunità di formarsi nel confronto con una norma chiara e ben definita, traendo magari vantaggio anche dalle differenze e dal confronto tra il padre e la madre. Questo padre dissolve la paternità nella maternità e non fa un bel servizio ai propri figli.

Anche questo padre ha fallito la propria missione.

Federico Ghiglione

Associazione Professione Papà

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