Abbiamo visto il padre autoritario, i cui errori ci sembrano grossolani e macroscopici, poi abbiamo visto il padre materno (o mammo che dir si voglia), che è un padre affettuoso, quindi tutto sommato meno deprecabile ma che, comunque, commette errori potenzialmente molto pericolosi. Questi due padri non sono gli unici a fallire la loro missione.


C’è un’altra tipologia di padre che, malgrado abbia un’immagine socialmente accettabile e positiva, a mio avviso, fallisce il proprio compito: il “padre giocoso”.
Il “padre giocoso” è quel padre che si pone nei confronti dei figli quasi esclusivamente come compagno di giochi. Probabilmente si ratta di una figura paterna che ha poco tempo da dedicare ai figli e ritiene di dover dedicare quel poco tempo che ha a fare soltanto cose gradevoli con i propri figli. E’ immaginabile un padre che nella mezzoretta che ha a disposizione la sera prima che i bimbi vadano a letto dica a se stesso e alla moglie: “ci manca ancora che in questi pochi momenti mi metta a sgridarli”. L’istinto di tutti noi ci dice – o tenta di dirci – questo, ogni sera. Diciamo – per onestà – che oltre che dall’istinto certe indicazioni ci arrivano anche dalla fatica e dalla pigrizia, perché ogni sera, stanchi morti dal lavoro, vorremmo tutti non dover metterci lì ad esercitare il nostro ruolo di educatori, che è molto più faticoso di quello di giocolieri. Ma qui si cerca di identificare non la debolezza di una sera ma il metodo sistematico di fare il padre sottraendosi alle incombenze di educatore scegliendo la scorciatoia che la figura del “compagno di giochi” offre. Così facendo, a questo padre resta la sensazione di avere un rapporto intimo con i propri figli – e forse in realtà è così – però egli nutre, erroneamente, l’illusione di riuscire a creare un’intesa che serva come chiave di accesso al figlio in caso di necessità educative. Con questa dinamica ciò non avviene affatto, perché il linguaggio dell’educatore è diverso da quello dell’amico. Due amici sono sullo stesso piano, sono complici, fanno patti, trattano, si accordano; un educatore ed un educando no. L’educatore è sempre su un piano superiore, di autorità e – si spera – di autorevolezza. Un educatore stabilisce la norma e l’educando deve confrontarsi con questa norma, e la sua crescita avviene nel confronto con questa norma, attorno a questa norma, magari anche contro quella norma. Noi non siamo gli amici dei nostri figli, siamo i loro genitori. I papà giocosi fanno mancare ai loro figli una figura che dimostri di prendersi carico della loro educazione, anche nell’unica mezz’oretta disponibile o con una telefona da un posto di lavoro lontano da casa.
Poi ci sarà l’occasione per il gioco, come per i baci, le coccole e le risate.
Per ora direi che possiamo azzardare una conclusione: i papà assenti non sono quelli che non ci sono mai. I papà assenti sono quelli che non sanno o non vogliono fare i papà.

Federico Ghiglione

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